Eno gastronomia a Latisana

Alla ricerca del prodotto tipico, lanciamo il “Tisana”

Qualche giorno fa, sul quotidiano veneto Il Gazzettino, è apparso un lungo articolo dei titolari di una nota azienda vinicola locale; si dissertava di vino e di qualità, con osservazioni a mio parere confutabili. Ve ne dico due: il titolare asseriva che il futuro dei vigneti è della vendemmia meccanica, mentre a mio parere il calo dei consumi va compensato con l’aumento della qualità. Bere meno e bere meglio, anche più costoso, e la vendemmia manuale garantisce una qualità migliore di quella meccanica, a parità di prodotto base. Altro discorso sul vino del futuro che, a detta del viticoltore di Pertegada, sarebbe la Ribolla Gialla, che noi sappiamo essere stata prima invenduta per anni e poi rivalutata solo dall’ottimo Collavini che l’ha spumantizzata egregiamente, lui e pochi altri. Ma siamo partiti da questo discorso per farne un altro: la mancanza di identità eno gastronomica di Latisana e della zona. Latisana non è mare e non è montagna (Aprilia a parte) e quindi deve vivere il turismo con risvolti eno gastronomici. Seppellito sotto un mare di indifferenza e disorganizzazione il progetto “Strada Vino e Sapori”, dobbiamo cercare una identità che ci contraddistingua, come accade per altri paese. Degli esempi? Eccoli:     (leggi tutto)


prosciutto e San Daniele, pistuns e Joannis, pestat e Fagagna, pesce e Marano Lagunare, boreto e Grado, speck e Sauris e recentemente Tartufo e Muzzana del Turgnano. Ma ce ne sono molti altri. Per il vino stesso discorso: Schioppettino di Prepotto, Ramandolo di Ramandolo, Blanc di Cuar (Corno di Rosazzo), Refosco di Faedis  e altri. A Latisana, cosa c’è di buono e originale e tipico? Si potrebbe imbottigliare l’acqua delle alluvioni del Tagliamento (sto scherzando), ma non mi viene in mente nulla. Non un salume, non un formaggio e nemmeno un vino, nonostante la villotta famosa. Manca un prodotto da spendere nel marketing di Latisana e che serva a creare attenzione e promozione per questa terra pur generosa e ricca. Qualcuno aveva accennato a un “ossocollo” o a una “soppressa”, ma non ho trovato traccia alcuna nella storia anche recente e poi sarebbe difficile essere diversi e originali con un prodotto del genere. Ci sono fior di impresari del comparto agricolo, possibile che una idea non venga fuori? Ne lancio una io, eccola. Facciamo  un uvaggio di Refosco, Merlot e Cabernet vinificati in bianco e lo chiamiamo “Tisana”; lo faccia Zaglia o Lorenzonetto, Baccichetto o Modeano, o anche tutti, e presentiamolo al mercato; il Merlot Bianco di Foffani è andato sui giornali di mezzo mondo, a volte basta copiare una buona idea.

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