Foghera e milioni di euro

Scoperto un “Tintoretto” a Latisana


La notizia è di quelle ghiotte, e siccome Il Gazzettino non lo leggono tutti, la riportiamo pari pari, dando merito a Paola Treppo di avere fatto lo scoop. La notizia è apparsa sul giornale veneto di ieri 6 gennaio e la riportiamo così com’è scritta. “Per secoli era stato considerato un buon dipinto ma nessuno s’era mai preso la briga di capire da chi fosse stato realizzato. Era rimasto custodito, insieme ad altre opere pittoriche e arredi, nella piccola chiesa di Sant’Antonio da Padova, un edificio sacro cui i latisanesi sono da sempre fortemente legati e che un tempo faceva parte di un complesso monastico. La decisione della Parrocchia e di monsignor Carlo Fant, il vicario foreano, di far ristrutturare completamente la piccola chiesa ha permesso di puntare la lente con maggiore attenzione anche su quella bella pala. E la scoperta che è stata fatta è di quelle che possono cambiare la storia di un paese, così come la storia dell’arte italiana. «In basa a strette corrispondenze stilistico-figurative e a uno studio sulla committenza – spiega il sacerdote -, due esperti hanno stabilito che la parte bassa del quadro è stata dipinta da Jacopo Robusti, il celebre pittore che operò nel Cinquecento, più noto con l’appellativo di Tintoretto». Che la scuola dell’artista veneziano avesse operato nel Latisanese era noto agli studiosi ma la scoperta di un originale dipinto dal Robusti è una novità assoluta. «Di Tintoretto – spiega monsignor Fant –    (leggi tutto)


sono le tre figure che riproducono i volti di Sant’Agostino Vescovo, Sant’Antonio Abate e San Nicola da Tolentino, oltre al volto, in un angolo a destra, di un patrizio rappresentante i facoltosi casati veneziani Vendramin e Moro. Latisana può vantare un’opera di assoluto valore». Certamente di qualche milione di euro. Per questo la pala, che raffigura nella parte superiore Sant’Anna in un atto di protezione verso la Vergine Maria e il Bambino, è stata sistemata in un luogo sicuro della chiesa e si può visionare solo su richiesta e solo accompagnati. L’opera decorava un tempo l’altare maggiore dell’originale chiesa di Sant’Antonio Abate, annessa al convento dei frati eremitani agostiniani, andata distrutta durante la Prima Guerra Mondiale. Paola Treppo.

Neve e foghera a Latisanotta


Una leggere nevicata mista a pioggia è caduta sulle centinaia di persone che ieri sera hanno affollato prima l’argine e poi i chioschi della foghera di Latisanotta; moltissima la gente assiepata sull’argine a vedere il grande falò acceso in  orario e subito con alte fiamme verso il cielo e…il fumo dritto dritto piegarsi a est solo in quota, che comunque, a detta dei presenti, porta bene. Tavoli con vin brulè e thè, pinsa e allegria facevano da contorno ai tanti ombrelli aperti e soprattutto i bambini erano i protagonisti di questa festa. Con Latisanotta si è chiusa la due giorni dei fuochi epifanici latisanesi: tutte belle e tutte molto partecipate le foghere, tradizione che si perpetua e volontariato da premiare.

Foghera e polemiche per i contributi

Sulla foghera di Latisanotta interviene oggi uno dei responsabili, ecco la lettera: “Caro Bacucco, le scrivo in risposta ai Suoi articoli ed agli interventi esterni degli ultimi giorni riguardo i contributi alle foghere. L’associazione “Chei De La Foghera” di Latisanotta non è rimasta in silenzio perché non sapeva cosa dire, ma perché preferiva rimanere fuori da questo tipo di polemica sterile e ben poco costruttiva. Dal momento che la polemica però continua ad imperversare ci sentiamo in dovere di precisare qualche aspetto. La nostra associazione nasce con il desiderio di portare avanti la tradizione del falò epifanico della nostra Frazione, che qualche anno fa aveva subito una battuta d’arresto. Unito a questo c’è sempre stato come obiettivo fondamentale la raccolta fondi per beneficenza, che negli ultimi anni ci ha permesso di donare sostanziosi ricavati delle nostre iniziative alla Parrocchia e all’associazione “Progetto Lorenzo”, con orgoglio e soddisfazione. Il nostro entusiasmo e la voglia di aggregare e divertire ci hanno stimolato poi a cercare di creare qualcosa di diverso rispetto alle altre foghere della zona, non certo per spirito competitivo ma unicamente per il desiderio di offrire un determinato tipo di intrattenimento per le persone, le quali ci hanno sempre premiato partecipando numerosissime ed entusiaste. Ecco quindi che da semplice Foghera siamo passati alla realizzazione di una serata completa con cena a base di prodotti tipici e intrattenimento musicale sia durante il falò che durante la serata. Serata la quale realizzazione comporta certo sudore e sacrifici (lo dimostrano le 2000 balle di paglia utilizzate in una delle scorse edizioni), ma anche una certa spesa monetaria (ad esempio per illuminare la passeggiata sull’argine, per riscaldare il tendone, per pagare i gruppi che solitamente sono due e si alternano tra prima e dopo cena,…). A scanso di equivoci e facili supposizioni segnalo che tutte le spese che sosteniamo (oltre 3000 euro) sono presentate (sotto forma di regolari fatture) al Comune che, valutando forse positivamente l’effetto sociale, benefico ed aggregativo della nostra manifestazione, ci eroga il contributo. Alla fine di tutto ciò quindi cosa rimane? Rimangono scontrini, fatture, costi, ricavi e contributi del Comune, ma anche donazioni in beneficenza, molta gente divertita e soddisfatta, e la convinzione di fare qualcosa di bello e utile per far passare qualche attimo di spensieratezza alle persone e per dare una mano ai più bisognosi. Quel che non rimane di certo sono € nelle nostre tasche private!!! Non ci permettiamo di giudicare bene o male le altre foghere per bellezza, partecipazione, scelte fatte e non fatte. Sono semplicemente diverse, ma sicuramente belle e valide come la nostra. Cordiali Saluti . Il Direttivo dell’associazione “Chei De La Foghera”

Direi bene….         Il Bacucco

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