IN ARRIVO ANCHE A LATISANA LA LETTERA DI PIETRO PAVIOTTI

In questi giorni anche i latisanesi hanno trovato nella cassetta della posta una lettera a firma del Consigliere Regionale Pietro Paviotti. Il capogruppo di maggioranza dei Cittadini spiega così la riforma degli enti locali e allega una piantina che disegna le nuove Unioni Territoriali Intercomunali. Abbiamo contatto Paviotti, gia’ Sindaco di Cervignano, per chiedergli il perché di questa sua iniziativa, un riassunto su ciò che dice, quanto e’ costata e chi ha pagato l’iniziativa.

Consigliere Paviotti, in questi giorni anche alle famiglie di Latisana sono arrivate delle lettere a firma sua per spiegare la Legge di Riforma degli Enti Locali che istituisce le UTI, perché?

Sono stato relatore di questa Legge che propone di aggiornare e migliorare il modo di lavorare dei nostri Comuni; l’ho fatto con convinzione attingendo molto dalla mia esperienza di sindaco, di Presidente dell’ambito socio assistenziale del cervignanese e del palmarino ed anche di Presidente di una associazione di comuni che ha funzionato bene e che mi ha insegnato molto. Credo dunque nella necessità che i comuni lavorino assieme e in rete ma penso che sia giunto il momento di spiegare la cosa direttamente ai cittadini che ne sanno ancora troppo poco.

 Quali saranno le novità principali?

 Prevediamo un futuro senza Province (un’Istituzione che ha fatto il suo tempo) e con l’idea di valorizzare il ruolo della Regione e dei Comuni; questi ultimi però sono spesso troppo piccoli e frammentati e non possono affrontare efficacemente le sfide della società del 2016; per questo chiediamo loro di lavorare assieme, consorziandosi e unendo le forze.

La nuova legge mantiene le identita’ territoriali?

Certo, mantiene le identità territoriali, rimangono i sindaci ed i consigli comunali, ma si chiede ad ogni comune di programmare lo sviluppo del territorio e di gestire i servizi ai cittadini su ambito più ampio che, nel caso della Bassa friulana, è di circa 50.000 abitanti.

 Ci saranno risparmi?

 La mia esperienza di Presidente di un’associazione dei comuni mi insegna che un qualsiasi servizio (tributi, personale, vigili, ufficio tecnico) gestito in forma associata guadagna in efficienza e produce risparmi. La spiegazione è banale ed anche intuitiva: semplifichiamo la catena burocratica, riduciamo il numero di dirigenti, otteniamo evidente economie di scala. Non serve una laurea alla Bocconi per capire queste cose, basta aver fatto bene il proprio mestiere di sindaco.

 Oltre ai risparmi quali vantaggi?

 Un vantaggio sicuro è quello di poter programmare lo sviluppo di un territorio andando oltre ai confini, ristretti, del singolo comune. Guardiamo alle politiche che riguardano l’economia e il turismo (e quindi il lavoro) e ci rendiamo conto che solo una programmazione di area vasta può portare benefici. Aggiungo un aspetto a mio avviso decisivo: per anni abbiamo programmato lo sviluppo urbanistico ciascuno per conto proprio ed abbiamo sommato errori ad errori. Zone commerciali ed artigianali prive di senso e non coordinate; un uso del suolo spesso sbagliato. Programmare assieme significa valorizzare un territorio nel rispetto dell’ambiente e di una crescita intelligente e sostenibile.

Come si affronta la preoccupazione dei comuni piccoli di venire fagocitati da quelli grandi?

Il problema esiste e va affrontato con lucidità e lungimiranza. I comuni grandi “devono” essere il motore delle nuove Unioni; lo devono essere perché sono quelli maggiormente strutturati. I comuni grandi devono essere però anche molto generosi e sostenere uno sviluppo equilibrato dell’intero territorio evitando atteggiamenti di inutile supremazia.

Che ruolo ha il Sindaco del Comune capoluogo?

Il sindaco del Comune capoluogo ha, a mio avviso, compiti di guida ma in un rapporto da “primus inter pares” con i suoi colleghi. I comuni piccoli, da parte loro, devono superare le paure della sottomissione. Paure che non servono a nulla, antistoriche nel 2016. Ricordiamo che una UTI conta circa 50.000 abitanti, l’equivalente di una città di media/piccola dimensione.

 A chi ha inviato la lettera oltre ai cittadini di Latisana?

 Non potendola inviare a tutte le famiglie della Regione ho fatto delle scelte: non l’ho inviata a Trieste e Provincia perché la loro particolare situazione rende meno interessante il tema; l’ho inviata all’UTI del goriziano, alle due della Bassa friulana, al Cividalese, ad una parte della Carnia e ad una parte del pordenonese. Penso di proseguire il lavoro con una serie di incontri sul territorio mirati a spiegare la Legge ma anche ad affrontare temi particolari. Inizio Lunedì 2 maggio a Cormons parlando della possibilità di misurarsi con i Progetti Europei, cosa fattibile da una UTI ma impossibile per un Comune piccolo.

Quanto ha speso?

Nella lettera ho specificato che il costo totale di una lettera (stampa, imbustamento, distribuzione e IVA) è circa 15 centesimi cadauna. Tutti i gruppi consiliari hanno una piccola disponibilità per la comunicazione istituzionale; io ho deciso di utilizzare queste risorse per informare i cittadini su alcuni temi che mi stanno a cuore. Non si tratta dunque di una spesa maggiore ma dell’utilizzo di fondi già assegnati proprio per questi scopi.

 

 

 

 

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