La Latisana che mi piace

Diamo giusto spazio allo sfogo di Chiara Casasola.

Oggi ospitiamo l’amaro e intelligente sfogo di Chiara Casasola, che ha mandato una lettera pubblica al Messaggero Veneto, e noi, dopo averla letta abbiamo deciso di replicare su queste ben più modeste pagine. Il fatto che la lettera sia pubblica  ci ha indotti a pensare che la dott.sa Chiara abbia piacere di condividere le sue opinioni, qualora così non fosse sarebbe sufficiente avvisarci. Il tema è quello del lavoro, ma più in generale dell’etica e della politica, essa scrive.

Mi sono laureata


in Scienze Politiche da poco meno di quattro mesi, nei quali, passato l’entusiasmo e l’immensa soddisfazione iniziali, ho collezionato delusioni, frustrazione e un pizzico di rabbia. Come me tanti. Normale che non arrivi il lavoro subito dicono. Normale. Vorrei ugualmente riportare alcuni frammenti, solo alcuni, della mia esperienza mescolata a quella di altri come me, che a 19 anni sono partiti con una valigia carica di sogni, ideali e buona volontà per affrontare anni di lavoro (perché di lavoro si tratta, anche se non retribuito) per formare le loro menti e nutrire le loro ambizioni. Molti di questi ragazzi si trovano spesso, ora come ora, a maledire il fatto stesso di aver usato quegli anni per studiare. In Italia, complice un cattivo adattamento delle esperienze nordeuropee in materia di stage e contratti a termine, il panorama è composto da stage e tirocini gratuiti di circa sei mesi dove le prospettive di assunzione sono rasenti al nulla; contratti a progetto di pochi mesi e poi grazie e a mai più rivederci; concorsi pubblici di comprovata moralità (?). Essere assunti come commessi o baristi sarebbe già un bel traguardo, ma con una laurea è difficile, potremmo lasciare il posto alla prima offerta migliore e quindi è meglio non arrischiarsi ad assumere. Ma capita ogni tanto la fortuna che ti assumano, dicono. Certo, capita ogni tanto che qualcuno faccia sei al Superenalotto anche. Capita più spesso invece di sentirsi chiedere:” Lei in questi anni ha maturato solo esperienze lavorative di breve periodo, stagionali, ma in sei anni cos’altro ha fatto mi scusi” . Allora la risposta è data quasi sottovoce: “Ho studiato”. Sottovoce perché nel Paese delle veline, dei tronisti e del premier che invita a non leggere i quotidiani, la laurea sembra essere diventata un handicap. Allora mentalmente si ripercorre la carriera accademica, si rivedono davanti agli occhi quelle moli di libri e appunti consumati dalla passione con cui sono stati letti, riletti, sottolineati, schematizzati, analizzati in solitaria o in gruppo, valutati da ogni prospettiva, applicati a casi teorici e pratici, contestati, approvati, vissuti. Si rivedono la Costituzione, le leggi, le pagine di storia, quelle che hanno cercato di creare un mondo migliore e di garantire dei diritti. Ci si accorge di poterle stracciare quelle pagine, perché in fondo i diritti, le leggi e i valori li hanno già stracciati altri, e questi “altri” sono coloro che tengono le redini del Paese.

Chiara Casasola – Latisana

E’ chiaramente molto amara come riflessione e la condivido al 99,9%, spero solo che le redini del Paese domani siano in mani migliori, e mettersi in Politica è una buona strada per cambiarla, questa Politica.

Il Bacucco preoccupato per il presente e per il futuro.

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