Mercoledì: Feste a Ronchis; corsi per il turismo a Bibione; incidente; Case Ater a Latisanotta; profughi; San Michele Premio Tracanelli; Latisana 1983

Profughi

Nei Comuni dell’Ambito Latisanese arriveranno circa 150 profughi; di questi circa 80 saranno ospitati a Lignano, gli altri sparsi nei vari comuni della zona.

http://utirivierabassafriulana.simplesite.com/

Incidente

Martedì pomeriggio verso le 14.30 a Paludo; una grossa vettura, familiare nera, è andata a sbattere contro la pista ciclabile a metà del rettilineo di Via Tisanella; solo danni alla vettura, alla siepe e tanta paura per la conducente.

Corsi turistici a Bibione

Vedi www.lignano-sabbiadoro.it

Case Ater a Latisanotta

Sarei curioso di sapere quando iniziano i lavori di sistemazione della “nave”, il condominio di edilizia sperimentale in cartongesso, ceduto gratuitamente all’Ater in cambio della presa in carico e dell’adeguamento della struttura.

Ronchis

Pubblichiamo volentieri le tre locandine delle iniziative roncoline; la Festa della Polenta è una bela idea, magari suggeriamo di andare a vedere quela che fanno a San Donà di Piave la seconda domenica di ottobre. Basta fare una piccola ricerca su internet per capire come questa idea possa venire sviluppata e crescere; in sostanza a San Donà ogni frazione organizza un banco con una specialità abbinata ala polenta, ovvero polenta con schie, con mus, con arana, con soppressa, con funghi, con bacalà, con trippe eccetera. Pensare in grande non fa mai male e per Ronchis. In chiave UTI, potrebbe essere carino coinvolgere tutti i paesi che appunto organizzano un piatto con. Sognare non costa nulla, e poi ci sarebbe il vino…altro discorso. Comunque ecco qui i tre appuntamenti.

festa della polenta 2015

teatro rocnhis 3 ott

ronchis in vetriona

San Michele, Premio Tracanelli

Premio biennale di poesia in lingua friulana ed in lingua italiana “Nelso Tracanelli”. – S.Michele al T. – VI edizione del premio di poesia in lingua italiana e friulana, che ricorda e valorizza la figura e l’opera di Nelso Tracanelli (1934-2002), organizzato da Biblioteca Comunale di San Michele al Tagliamento (Ve). L’iniziativa, voluta dal Comune di San Michele al Tagliamento, con il patrocinio dei diversi Enti e Associazioni, ha l’obiettivo di ricordare e valorizzare la figura e l’opera di Nelso Tracanelli (1934-2002), poeta, scrittore e studioso della cultura friulana sanmichelina, e di valorizzare in senso lato anche la cultura friulana locale e la produzione poetica. Il concorso, a tema libero, è aperto a tutti e si sviluppa in due sezioni: la prima in lingua friulana, la seconda in lingua italiana. È possibile partecipare ad entrambe le sezioni e i concorrenti potranno presentare non più di tre poesie composte da un massimo di trenta versi ciascuna. I componimenti dovranno essere inediti, mai premiati in concorsi. I lavori, presentati entro il 30 settembre, saranno poi esaminati da una giuria individuata dall’Amministrazione Comunale tra persone di comprovata esperienza e competenza in ambito letterario e linguistico. Premi: Sezione in lingua friulana importo in euro 1° premio 1.000,00 | 2° premio 500,00 | 3° premio 300,00

Sezione in lingua italiana importo in euro 1° premio 1.000,00 | 2° premio 500,00 | 3° premio 300,00 – La cerimonia di premiazione si svolgerà domenica 20 dicembre 2015.

Latisana 1983

Si avvicina Natale 2015…. Ricordiamoci di quello del 1983…

lotteria-negozi-amici-1983

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10 commenti su “Mercoledì: Feste a Ronchis; corsi per il turismo a Bibione; incidente; Case Ater a Latisanotta; profughi; San Michele Premio Tracanelli; Latisana 1983”

  1. Dennys ha detto:

    Non bisogna ricordare il 1983 ma immaginare una Latisana possibile nel 2016.

  2. Debora ha detto:

    Condivido l’intervento di Dennys.
    Guadare al passato con nostalgia senza considerare che il contesto latisanese è cambiato è inutile.
    Nel 1983 in Friuli e Portogruaro non c’era un centro commerciale, i centri mandamentali come Latisana erano dei veri e propri centro commerciali naturali. C’erano dei negozi attratori veri che, senza volerlo creavano, un sistema con gli altri. In centro a Codroipo c’era Arteni e a in piazza a Latisana Trevisan aveva 4 piani espositivi, un negozio per i bimbi e uno per le stoffe, c’era un noto negozio di calzature mentre in via Vittorio Veneto c’erano una bella maglieria e un fornito negozio di giocattoli. Insomma trovvi quasi tutto quello che volevi per il natale. Ora mi pare a Latisana ci sino solo sportelli bancari e anzi qualcuno come la BNL ha chiuso. Le nuove attivita sono franchiasig senza identità e che si trovano ovunque (sigarette elttroniche, peli, diete e mutande) che hanno un respiro corto. Se non si riflette sul futuro, se si preferisce tenere le vetrine chiuse piuttosto di abbassare gli affitti, credo che a salvare il commercio di Latisana saranno i cinesi non i premi di natale…

  3. il_bacucco ha detto:

    pare di no…

  4. Marta ha detto:

    Bravi Dennys e Debora! Poi sulle sigarette elettroniche, i peli, le diete e le mutande, siamo tutti d’accordo. Ma se hai bisogno di una struttura che tenga a prezzo ragionevole ( a non più di un terzo della paga oraria netta di un lavoratore normale, che in busta al netto vede poco più di 6 euro) il bimbo quando uno lavora di sera o di domenica, non c’è nessuno. Evidentemente la depilazione del didietro rende di più, e pure la finta sigaretta per chi in realtà non vuole smettere di fumare (per smettere basta una semplice cosa: smettere). Non c’è bisogno di aprire nuovi negozi. I soldi in giro sono sempre quelli, anzi, sempre meno. Quindi ogni, e sottolineo ogni, negozio che apre, è destinato a chiudere in poco tempo. C’è bisogno di ridare lavoro alla gente, con attività produttive, non con mutande fatte in Serbia e vendute in negozi in franchising dove una (una) commessa lavora con contratto di collaborazione e partecipazione…. ma di vere attività produttive. La gente, le famiglie, avranno finalmente un lavoro, e potranno spendere anche per un cappuccino la domenica o per un gelato. Fino ad allora, ricordiamoci dei bei tempi, senza capire che la differenza tra adesso e quella volta non erano tanto i centri commerciali che attiravano i soldi, ma realtà come Girardi, Eco, Safilo e moltissime altre minori (oltre che all’indotto edile, ristorativo e dei servizi) che davano un lavoro dignitoso a migliaia di famiglie non ci sono più, e dunque neanche quei soldi. Non saranno un paio di calici sull’argine che ridaranno migliaia di stipendi nelle tasche dei friulani. Non basta l’apertura di un paio di bar o di negozietti che è già molto se faranno finire in pareggio il titolare e unico lavoratore. Il commercio è la conseguenza della produzione. E se manca la seconda, anche il primo è morto.

  5. Maurizio ha detto:

    @ Marta
    Credo tu possa metterci una pietra sopra perché il passato, anche quello industriale, non ritornerà almeno per un bel po’. Realtà come la nostra sono ormai destinate al terziario e per di più arretrato ma almeno in questo la morfologia della nostra regione (mare e monti) un po’ ci aiuterà. L’unica incognita a questo ineludibile destino è quella degli immigranti che potrebbero scombussolare, in positivo, le cose ma questa è un’altra storia….

  6. Marta ha detto:

    Resterete solo voi del terziario che, xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, cercherete di vendervi calici e borsette a vicenda, lamentandovi del perché quelli che prima lavoravano nelle tanto snobbate fabbriche ormai non vi portano più neanche le loro caccole! Le fabbriche (sì, quelle con la gente sporca e brutta) vi portavano soldi, senza i quali siete destinati a fallire. Perché la gente chiude e si trasferisce? Perché ci sono ancora quelli che pensano che il terziario sia la soluzione…. e vedrete tra 3 o 4 anni…. guardatevi attorno, guardate nelle tasche della gente. Guardate i negozi chiusi, le case in vendita. E poi ditemi se è il terziario ( che cosa vuol dire terziario? I 4 negozietti del centro? Che non vendono più niente a nessuno…. ). Chi punta sul terziario, merita di fallire! (cosa che sta già facendo anche senza i miei migliori auguri…)

  7. luca ha detto:

    @marta: “Chi punta sul terziario, merita di fallire!” (cit)
    E allora chi ragiona come te merita venga tolta la connessione internet.
    Sembri un disco rotto.
    Ricorda solo una cosa: i “negozietti” di cui tu straparli versano ogni anno nelle casse del TUO Comune tanti tanti tanti soldini, anche grazie ai quali TU puoi usufruire di determinati servizi. Quindi pensa pure quello che vuoi, ma per lo meno porta rispetto a gente che lavora dalla mattina alla sera x vivere e in molti casi dare da vivere.

  8. riccardo ha detto:

    la grande industria è al tramonto. L’occupazione sarà ricostruita solo attraverso piccoli numeri. Le attività produttive che oggi funzionano e che funzioneranno in futuro sono realtà artigianali o di piccole dimensioni, ma con prodotti di altissimo livello; stesso discorso vale per i servizi. La speranza di essere assunti è sempre più vana. Chi sa fare qualcosa deve mettersi in proprio, fare rete con altri professionisti. Chi non sa fare granchè è meglio che si dia una mossa. Purtroppo spesso il commercio e la vendita è l’ultimo rifugio di chi non ha competenze solide. Necessarie forme di incentivazione all’imprenditoria, soprattutto femminile. Sarebbe lunga e interessante la lista delle incentivazioni possibili e delle facilitazioni che le istituzioni locali hanno la possibilità di mettere in campo. Le amministrazioni intelligenti ci sono arrivate già da tempo. Quelle poco capaci non ci arriveranno mai, nemmeno se millantano progetti di incubatori per neoimprese al posto di ex-caserme o centri commerciali alle uscite autostradali. Infine devo dire che onestamente non conosco persone competenti che non siano anche occupate, magari non si arricchiscono, ma lavorano.

  9. Marta ha detto:

    Riccardo, eccomi, 24 anni di lavoro alle spalle e una laurea a pieni voti (e forse se tutto la bene, una seconda in arrivo, coi dovuti tempi). Disoccupata, senza uno straccio di part-time. Forse essendo anche invalida, nessuno mi vuole, forse essendo madre e capofamiglia, non posso accettare di lavorare di sera per 6 euro l’ora quando la baby sitter ne vuole almeno 8. Non posso ondebitarmi per lavorare insomma. Calcolo che da sola devo, e sottolineo devo, portare a casa il soldi per il mutuo, per le bollette, per le spese condominiali, per le assicurazioni (obbligatorie) sulla casa, quella sulla macchina, asilo del bambino, immondizie, canone Rai, alimentari, detersivi, qualche vestitino per il bimbo e ancora mesi di pannolini e cremine per il culetto….. insomma, senza almeno 1.300 euro (al netto di benzina lavorativa e al netto di eventuale oretta di baby sitter)… non si vive. Non si può scegliere se pagare il mutuo o le bollette. Se pagare l’assicurazione della macchina o comperare gli alimentari. Sono tutte cose essenziali, a cui non si può rinunciare. Scegli se avere l’energia elettrica o il gas per il riscaldamento d’inverno? Non puoi, sono indispensabili entrambe. Non puoi pagare il bollo se poi non hai 20 euro per fare benzina e portare il bambino all’asilo (con la relativa retta). Taglia taglia, poi non si può più tagliare nulla. Vedo gente con la terza media che ha sempre servito lo stesso caffè da 20 anni che vive serenamente. Gente che grazie al papà imprenditore sorride davanti ai miei (e non solo miei, ma quelli di migliaia di famiglie italiane) drammi e mi liquida con un’amichevole pacca sulla spalla. Mi chiedo cosa si intenda con “competenza”. Temo che l’unica differenza tra chi vive sorridendo e chi finirà per strada, è che il primo ha ancora, per pura fortuna e null’altro, un lavoro e il secondo lo ha già perso. Tu dici che c’è la possibilità di lavorare, anche se non di arricchirsi. Conosco tante persone che stanno fuori dalla mattina alla sera, lavorano eccome, ma che a conti fatti, tolta la benzina e la baby sitter per molte ore al giorno, portano a casa 2 o 300 euro al mese. Vuol dire che qualcun altro ha pagato il mutuo, le bollette, le spese condominiali e le assicurazioni al loro posto. Beh, non tutti hanno la fortuna di dipendere da altri, e di lavorare per sfizio. In una famiglia devono, per forza e senza altri tagli, quella 1.300 euro al mese, per vivere comunque al limite della sopravvivenza. E la matematica non è un’opinione. Imprenditoria femminile? Con orari compatibili con la scuola, o con 6 ore al giorno di baby sitter da pagare? Partendo da zero euro, oppure solo per mogli fortunate che hanno un marito abbiente che regala loro migliaia e migliaia di euro per iniziare? E poi, per vendere che cosa e a chi? Siamo sempre al punto di partenza. Chi ne ha, continuerà ad avere. Chi non ha nulla, continuerà a non avere nulla. Finendo per strada perché se le bollette non le paghi con lo stipendio (che non hai), la luce e il gas te li tolgono, e se non paghi il mutuo, l’ufficiale giudiziario ti butta in mezzo a una strada. Il resto è simpatica filosofia. Quindi se con il tuo ultimo commento mi hai dato dell’incompetente o della svogliata finta invalida, io ti ringrazio e non posso che sospirare di fronte alle tue opinioni, ma ripensa alle situazioni di moltissime famiglie italiane, calcolatrice alla mano…. (ps, per fortuna che per le connessioni c’è il wifi del vicino!). Buona giornata a chi la ha!

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