Mercoledì: un bel posto per una gita: Stella, a Tarcento; Tisana Power 2; antenna per telefonia; Liceo Sportivo

Liceo Sportivo

Verrà ripresentata la domanda per l’ottenimento del Liceo Sportivo a Lignano Sabbiadoro

Antenna

Ne verrà posizionata un’altra, zona Palazzetto dello Sport; il Comune incassa 10.000 euro all’anno. Mi ricordo le battaglia di Ugo Rassatti sulle emanazioni di onde radio: mai capito se sono pericolose o meno.

Tisana Power 2

Il Comune  dunque decide di appoggiare la scelta di alcuni per lanciarsi in una società che ha lo scopo di produrre energia elettrica e calore partendo dalle biomasse. Il calore sarebbe dovuto servire all’Ospedale e alla Casa di Riposo, l’energia elettrica venduta in rete all’Enel grazie ai particolari e vantaggiosi meccanismi statali di incentivazione delle energie rinnovabili. Quanta energia? La dimensione dell’impianto cambia tre volte: si parte con una mega centrale da 80 Mw, capace di dare corrente a mezza Latisana, ad una più abbordabile centrale da 35 Mw e poi, vista la mole degli investimenti necessari, nelle ultime notizie apparse sulla stampa, la centrale è scesa prima a 18-20 Mw e poi alla quasi casalinga centralina da 2,8 Mw. Già questo dovrebbe far capire come il Comune si sia imbarcato, certamente non solo per sue colpe, ma anche per consigli poco adatti o adattati di volta in volta al fabbisogno, in una avventura poco chiara e dai contorni sfumati, assumendo con la facciata del controllo dell’operazione, una connotazione imprenditoriale che non gli è propria. Se a questo aspetto aggiungiamo la incertezza del mercato  dell’energia, la variabile del prodotto da conferire, ovvero se di risulta o da coltivazioni apposite e gli interessi dei privati e degli agricoltori coinvolti, si capisce bene come il Comune di Latisana abbia quantomeno peccato in trasparenza e chiarezza di intenti e facilmente si può capire, alla fine, come il tutto sia naufragato. Ne parliamo ancora.

La Via Crucis di Stella a Tarcento (Udine) e Borgo Clotz: due posti stupendi

stella la chiesa

Tarcento viene chiamata “la perla del Friuli” ed in effetti, avendoci anche fatto il militare per un anno, posso dire che si tratta di una collana di perle, con posti meravigliosi e unici, piccoli tesori da scoprire curva dopo curva, bosco dopo bosco, paesaggio dopo paesaggio. Un giorno, un bellissimo giorno di questo ottobre che sembra  settembre, ma più bello grazie alla tavolozza dei colori autunnali di queste colline fatte di alberi e sempreverdi, di funghi e ciclamini, di rose selvatiche e picchi allegri intenti a bucare i tronchi, un giorno baciato dal sole e risparmiato dal vento, abbiamo deciso di salire ai 620 metri di Stella. Dovrebbero andarci tutti. Un posto stupendo e l’unico dazio che abbiamo pagato è quello del caldo umido che impediva allo sguardo di spaziare fino al mare, fermandosi alle ultime balze della pedemontana e intravedendo appena la ruga di Osoppo, mentre da questa parte, a nord la catena dei Monti Musi ti ripara e ti chiude lo sguardo. Ora non starò qui a dire delle 14 stazioni della Via Crucis, una diversa dall’altra, libere interpretazioni di artisti internazionali che si sono prestati, più quella finale, la 15esima in cima alla collinetta, ma cercherò di ambientarvi e spingervi ad una visita. Si parte dalla piazza di Tarcento, salite verso l’ex cinema e svoltate a destra su  Via della Pretura Vecchia, poi a sinistra prendendo l’argine destro (ovest) del Torre, mentre quello sinistro (est) vi porterebbe verso Passo Tanamea e Uccea e la Slovenia: bei posti. Iniziate a salire, dapprima dolcemente, poi via via più aspramente, verso Bulfons e Zomeais, piccoli borghi antichi ricchi di storia e filande. La strada è irta, appassionante per le biciclette, difficile per le auto, pericolosa in curva, ma poi si allarga e si illumina di sole e arrivi a Stella. Madonna che bello. Ma bello da levare il fiato. Quando arrivo io il campanile sta suonando e il gentile e premuroso sacrestano ci regala due depliant di quello che andremo a vedere. Dopo però. Prima devi sostare sul piazzale e guardare, anzi deve assorbire; il paesaggio è ricco di colori e si stempera nella foschia; il paese, i paesi, i campanili tutti diversi si lasciano riconoscere, poi via via diventano solo sagome e profili e agglomerati di case degli umani, mentre qui è la casa degli gnomi, dei picchi, dei ciclamini e di chissà quanti animali. Dei caprioli di legno, anche, ma ne parliamo dopo. Fatto il pieno di emozioni, puoi salire lungo la Via Crucis; la stradina si scosta da quella asfaltata e si inerpica lungo il crinale della collina, con le varie stazioni una dopo l’altra e con le panchine anche; non ve le descrivo le stazioni perché è più bello vederle, ma cerco di dirvi dell’odore di muschio, del rumore rispettoso del vento leggero, del sorprenderti delle foglie che cadono, e non ti accorgi mai quando si staccano, ma solo quando stanno volteggiando leggere per l’ultima traccia di sé. Quando sei in cima vedi una serie di case, che ti sembra impossibile che qualcuno abbia deciso di vivere quassù, 600 una volta, 20 oggi, e che deve essere un tipo ben strano per scegliere questo posto; strano non so, artista di sicuro si. Basta vedere le case, i muri affrescati, le statue, le sculture, le opere di ingegno e artistiche, come appunto l’installazione dei 99 caprioli di legno, a riempire un cortile, a farti silenziosa compagnia. Fumo dai camini, ciclamini nel bosco, cani che abbaiano solo per farsi accarezzare, melette selvatiche ancora sui rami e una pace infinita. Un bel posto davvero, merita che ci andiate. Poi, per non farci mancare nulla, siamo andati a mangiare in zona Borgo Clotz, tra Sedilis e Nimis, nell’Osteria con cucina e cantina Favite. Qui bastano le foto dei vigneti di Ramandolo, laggiù in fondo la chiesa, e del menù e dei piatti, perché la bocca per mangiare l’avete anche voi. Le foto le trovate su  www.friuli.org  o sulla pagina facebook latisana sito

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